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La zona del XIII Rione al tempo della fondazione di Roma era terra Etrusca, l'agglomerato che sarebbe diventato la Roma imperiale sorgeva sulla riva destra del Tevere e possedere quel territorio diveniva di fondamentale importanza per il controllo del fiume stesso. Il primo ponte a collegare le due sponde fu il Ponte Sublicio, prima connesse tramite il guado all'Isola Tiberina.
Durante l'età repubblicana la zona era popolata da immigrati e dai lavoratori legati al fiume, perlopiù marinai, pescatori.
Pian piano verso la fine di quest'era con l'espandersi del commercio fluviale e delle strade, dapprima extraurbane, iniziarono a sorgere i primi edifici. Già dal III sec. A.C. l'odierna via della Lungaretta corrispondeva esattamente al tracciato che collegava l'attuale via Portuense alla via Aurelia.
Successivamente Augusto divise Roma in regioni, la Regio Trans Tiberim (al di là del Tevere) era l'ultima la 14esima e crebbe in un vasto quartiere, che rimase fuori dalle mura fino alla costruzione delle Mura Aureliane (275 D.C).
Papa Benedetto XIV ridefinì i confini dei Rioni affidando all'architetto G.B.Nolli nel 1748 l'incarico di disegnare una pianta accurata della città, (qui sopra).
Così il 18 maggio 1743, Trastevere divenne XIII Rione, e venne adottato l'attuale stemma della Testa di Leone d’oro in campo rosso.
Uno studioso romano del XIX secolo, Giuseppe Baracconi, fa risalire lo stemma ad una leggenda: Tra l'XI e il XV secolo era usanza avere un Leone in gabbia sotto il Campidoglio, si narra che un ragazzo si accostò eccessivamente alla gabbia e venne ucciso dalla fiera. Il Leone fu soppresso e la tradizione terminò con lui pare in una domenica di novembre del 1414 e fu in seguito sostituito da una lupa. La testa del leone venne sepolta in un orto al di là del Tevere dal capo del Rione Ripa a cui era stata donata. La leggenda divenne motivo di orgoglio popolare e quando divisero Trastevere dal rione Ripa, questo scelse il timone d'una nave mentre Trastevere scelse la Caput Leonis.
La strada porta da Santa Maria in Trastevere a piazza Trilussa.
Via del Moro assunse particolare notorietà per l'adattamento del 1911, reso dall'attore Alfredo Bambi nelle sue rappresentazioni teatrali, del dramma Er fattaccio (di vicolo del Moro), scritto da Americo Giuliani.
La strada è citata da Cesare Pascarella nel suo sonetto La Serenata.
Lungo la strada si trovano taghe e strutture medievali e rinascimentali
Altro locale storico è la pasticceria Valsani esistente dagli anni '20.
Dalla fine del XIX secolo in un palazzo del '600, all'angolo con via della Pelliccia, c'è l'Antico Caffè del Moro, l’insegna posta sopra il locale, donata dai Conti Branca, è realizzata in ferro lavorato a mano e dipinta con vernice a smalto è la seconda più antica di Roma, fa riferimento alla guerra di Abissinia (1896), vi sono raffigurati due bersaglieri ed un marinaio intenti ad offrire un bicchierino di liquore a tre abissine.
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